In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare degli stipendi italiani, definiti ultimi in Europa, stipendi da fame.
Non contesto le dotte elaborazioni dell’ OCSE, per carità, ma vorrei fare una precisazione: non è corretto parlare di stipendi in busta paga, nelle tasche di chi produce, tenendoli separati dal Costo del Lavoro aziendale e dal Tasso di attività della Forza Lavoro italiana.
Questi valori ci danno la netta visione del sistema Italia, perverso anche nel trattamento verso chi produce ricchezza per il Paese, che soffre di una politica del lavoro assolutamente inadeguata ai tempi e non in concorrenza con quella degli altri Paesi europei.
---------
COSTO DEL LAVORO ( è un valore riferito alla media delle aziende italiane)
I dati sul costo del lavoro spiegano perché i giovani restano ai margini.
Governo, Confindustria e sindacati riaprono il discorso sul costo del lavoro. A tutti vorremmo suggerire la rilettura di una tabellina pubblicata sul Sole 24 Ore del 5 aprile a pagina 26, che fa capire meglio di tanti discorsi sia i problemi della competitività sia il vasto disagio sociale del Paese
di Donato Speroni
Governo, Confindustria e sindacati riaprono il discorso sul costo del lavoro. A tutti vorremmo suggerire la rilettura di una tabellina pubblicata sul Sole 24 Ore del 5 aprile a pagina 26, che fa capire meglio di tanti discorsi sia i problemi della competitività sia il vasto disagio sociale del Paese.
La riassumiamo perché non è disponibile gratuitamente on line. Un lavoratore a progetto (nuova dizione dei famigerati "co.co.co." secondo la cosiddetta legge Biagi) che percepisce 1000 euro netti al mese costa all'azienda 16.651,79 euro all'anno. Se il compenso mensile è di 2000 euro, il costo annuo è di 37.841,67 euro.
Un lavoratore dipendente con uno stipendio netto di mille euro ne costa invece 24.871,71, mentre se ha uno stipendio netto di 2000 euro il costo aziendale sale a 56.143,95 euro. Il confronto non mi sembra perfetto, perché in realtà per i lavoratori dipendenti il netto annuo è di circa 14 mensilità, ma anche operando le debite correzioni, i risultati sono, a mio parere, questi:
- per il lavoratore precario a 1000 euro il costo aziendale è pari al 138,7% del netto.
- per il lavoratore precario a 2000 euro il costo aziendale è pari al 157,7% del netto.
- per il lavoratore dipendente a 1000 euro il costo aziendale è pari al 177,6% del netto.
- per il lavoratore dipendente a 2000 euro il costo aziendale è pari al 200,5% del netto.
Sappiamo tutti quali sono gi inconvenienti dei lavori a progetto. Derivano dalle collaborazioni coordinate e continuative della riforma Treu che li concepì come forma d'ingresso nel mondo del lavoro. Funzionano e hanno contribuito significativamente all'aumento occupazionale, Ma creano un esercito di precari, che arriva a 40 anni senza le sicurezze necessarie per crearsi una famiglia, comprare casa con un mutuo, spesso saltando da un lavoro all'altro senza sedimentazione professionale.
D'altra parte, il lavoro dipendente: molto costoso per le imprese, sulla base di rapporti difficili da sciogliere una volta fatte le assunzioni, insomma uno strumento al quale ricorrere il meno possibile, solo se è proprio indispensabile, a costo di rinunciare alla gente che si è formata all'interno dell'azienda. Le limitazioni dell'attuale rapporto co pro pro rispetto al co co co potrebbero addirittura aumentare questo rischio, inducendo a una maggiore rotazione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un mondo del lavoro diviso in due, tra protetti e precari, con un'insicurezza di fondo, che contribuisce a deprimere comportamenti e consumi. Smantellare questa divisione dovrebbe essere un obiettivo primario sia per la destra che per la sinistra, magari con ricette diverse, ma che comunque dovrebbero contemplare una maggiore flessibilità normativa e sgravi sul costo aziendale dei dipendenti, anche pubblici, una rete di sicurezza sociale per tutti, qualche garanzia in più per i precari.
Ridurre la forbice tra dipendenti e precari avrebbe qualche costo per il sistema in termini di finanza pubblica, ma il vero nodo è politico, non riguarda i soldi ma il potere di alcune categorie di dipendenti su partiti e sindacati. Un potere certamente molto maggiore di quello di milioni di giovani tenuti ai margini del sistema. Quando si comincerà a parlarne seriamente?
--- Sul costo del lavoro aziendale influiscono vari fattori, quali: stipendio, contributi e tasse aziendali, ferie, assenteismi di varia natura ….. assicurazioni e previdenziali.
AD OGNI AZIENZA IL LAVORATORE COSTA CIRCA IL DOPPIO di quanto l’ azienda stessa gli conferisce come stipendio lordo.
-------
TASSO DI ATTIVITA’ DELLA FORZA LAVORO NAZIONALE
Il tasso si attività della Forza Lavoro in Italia è calcolato sul rapporto tra le persone occupate e produttive dai 15 ai 64 anni e le persone presenti sul territorio dai 15 ai 64 anni di età.
Bene, contro una media Europea che supera il 60% di attività, contro l’oltre 70% della Germania, il nostro tasso di attività Nazionale è inferiore al 57%.
Questo significa che in Italia produce soltanto poco più di una persona su due.
Se uniamo i due dati, Costo del lavoro e tasso di attività, constatiamo che il lavoro in Italia costa globalmente da tre a quattro volte più di quanto produce.
Una situazione insostenibile, voluta e mantenuta dai Governi della prima Repubblica e dai Sindacati, che paga sempre e comunque la gente, soprattutto quella di buona volontà.
Mariano Scavo – Reggio Emilia